angolo

L’altra sera mi trovavo a cena con un’amica, e, come sempre capita fra amiche, ci siamo messe a chiacchierare.

Stava bene, in forma, ma, ancora non si spiegava il comportamento dell’ultimo tizio con il quale era uscita qualche mese prima.

La storia era stata breve, ma intesa… intensamente ambigua…

Lui la cercava a singhiozzi, ma se era lei a fare passi verso di lui, di solito rispondeva bene.

Si erano visti con piacere diverse volte e quando era capitato anche di intrattenersi in dinamiche più intime, lui non era poi scappato senza lasciare traccia, ma anzi, aveva addolcito la serata con delle cene condite di romanticismo e con la condivisione di sue passioni personali.

Tutte cose che avevano fatto pensare alla mia amica di stare coltivando qualcosa di significativo.

Perché si, sembrava che lui non volesse solo “quello” e basta, perché insomma, non è che si faceva i suoi comodi e scappava, anzi, restava, parlava, si apriva, si confrontava.

Ok, magari tra una volta e l’altra c’erano meno scambi di quanti la mia amica desiderasse avere con lui, ma in ogni caso, quando tornava, gli incontri che avevano erano davvero belli.

La cosa andò avanti un paio di mesetti, fino a che le poche iniziative di lui iniziarono a stancare la mia amica al punto che chiese un confronto per capire se si stesse illudendo o meno.

Richiesta di confronto alla quale lui non rispose mai.

Non ci soffro più ormai, ma alcune volte mi tormento ancora un po’ perché penso che forse avrei dovuto fare delle cose che non ho fatto o non avrei dovuto farne altre per far sì che funzionasse… insomma, penso che stava andando bene, ma che io ho rovinato qualcosa”.

Eccolo.

Eccolo il primo SINTOMO dell’essere stata a contatto con una persona alla quale non piaceva abbastanza: pensare di avere sbagliato qualcosa per cui una storia potenzialmente perfetta non è andata come doveva andare.

Parlo di sintomo perché quando si ha a che fare con una persona ambigua, che qualcosa ci da, ma mai veramente tutto, il primo pensiero è pensare che sia colpa nostra e che siamo noi che stiamo sbagliando qualcosa.

Eppure le cose, non stanno così.

Il punto è che per interpretare bene quello che accade con una persona alla quale non piaci abbastanza bisogna inserire nel proprio cervello la categoria: “non gli piaci abbastanza” e smettere di vedere la realtà solo con la dicotomia: gli piaccio o non gli piaccio.

Perché qui, citando un libro che forse conosci, non esiste solo il bianco e il nero, ma ci sono ben più di cinquanta sfumature di grigio. E se il grigio non diventa bianco o nero, non è colpa tua e nemmeno sua… è che il grigio esiste e bisogna fare pace con questa realtà.

Ecco qualche segnale del fatto che ti trovi in mezzo ad una relazione “grigia”, ovvero segnali del fatto che gli piaci, ma… non gli piaci abbastanza da costruire una VERA relazione con te.

  • Ti cerca, ma non con assiduità;
  • Non ti cerca, ma risponde se lo cerchi tu;
  • Viene a letto con te, e subito dopo è romantico e dolce, ma appena vi separate sembra distaccarsi o dimenticarsi di te;
  • Vi vedete sempre da soli, non viene a cene, compleanni e cose varie con la tua cerchia di amici o con la tua famiglia;
  • A volte, anche per lunghi periodi, scompare senza darti giustificazioni né prima di farlo, né quando poi torna, ma torna come niente fosse.

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